Come amare il proprio corpo

  • Set 24, 2019

amare il proprio corpo

Amare il proprio corpo incondizionatamente, è possibile? 

Qualche mese fa avevo chiesto alla mia amica Andressa di fotografare le parti di me che ho fatto sempre fatica ad accettare: la mia pancia, le mie smagliature e le mie cosce. Sentivo una grande voglia raccontare la relazione con il mio corpo negli anni: una storia di accettazione, di molta umiltà e di ritrovato amor proprio.

Questo articolo nasce oggi dal mio rinnovato bisogno di mostrare candidamente tutte le stupende imperfezioni di un corpo che ha messo al mondo due bambini in una volta sola, sperando di ampliare e diversificare l’immagine femminile e la coscienza collettiva del concetto di perfezionea cui tanto si aspira.

Ho praticamente passato metà della mia vita insoddisfatta del mio corpo e della mia apparenza.

Non mi sono mai piaciuta, né ai 6, né ai 18, né ai 26 anni. Non mi sono mai piaciute le mie cosce, troppo lunghe e tornite, avrei voluto averle magre e minute. Ho faticato ad accettare la mia altezza fuori dal normale, 180cm dalle scuole medie, perché mi metteva irrimediabilmente sempre al centro dell’attenzione, anche quando avrei voluto scomparire. Sono stata sempre convinta di essere una donna troppo alta, troppo grande, troppo goffa. Sono stata oggetto di bullying alle medie, ho sofferto di anoressia alle superiori eho subito molestie nell’ambiente di lavoro. Durante tutti questi anni, ho sempre creduto di non essere bella o desiderabile così come ero, ed ho fatto sempre molta fatica ad accettare i complimenti, non credendoli mai sinceri.

Dopo il parto ho davvero toccato il fondo in termini di autostima e amor proprio.

Quando quattro anni fa ho scoperto di essere in dolce attesa di gemelli mi sono sentita completamente impreparata ad accogliere gli enormi cambiamenti che aspettavano il mio corpo. Ricordo i dolori al basso ventre nei primi mesi, le mani e i piedi gonfissimi, fino all’ultimo giorno, i mal di schiena e le notti passate in dormiveglia sul divano, mentre la mia pancia cresceva, cresceva…

Durante le ultime tre settimane di gravidanza la pelle del mio ombelico ha iniziato a rompersi ed è comparsa, dal giorno alla notte, una fitta rete di smagliature lunghe, larghe e profonde. Sapevo di essere arrivata ad un punto di non ritorno e, per quanto fossi felicissima per l’arrivo dei miei piccoli, mi sentivo completamente persa, convivendo con un corpo che non era più il mio.

Tornata a casa dopo il parto, nella solitudine nel mio bagno, mi sono spogliata e mi sono guardata allo specchio. Sono rimasta devastata quando ho visto la mia pancia: non era più piatta, né tonica o liscia e portava tutti i segni delle molte smagliature, della pelle in eccesso e del rigonfiamento causato dalla diastasi (la separazione dei muscoli addominali) e dall’ernia ombelicale.

amare il proprio corpo amare il proprio corpo

Non è stato per nulla facile guardarsi allo specchio senza giudicare, senza chiedersi cosa sarebbe successo e come avrei vissuto così sfigurata.

Durante il post parto e l’allattamento riuscivo solo ad indossare i vestiti da gestante che camuffassero un po’la mia pancia. Quando qualcuno mi chiedeva se fossi di nuovo incinta rispondevo di sìi, pur di non dover spiegare la mia situazione. In quei mesi di grandi scoperte e di amore infinito per i miei bambini, io e il mio corpo continuavamo una convivenza forzata da perfetti estranei.

Dopo un anno e mezzo dal parto continuavo nella stessa situazione. La mia cicatrice del cesareo si era contratta ed era spessa e storta. La mia pancia era evidente e ancora molto gonfia e avevo come un rotolino di pelle appena sopra la cicatrice. È stato durante quei mesi che ho deciso di sottopormi all’intervento di addominoplastica correttiva per rimuovere la diastasi, la pelle in eccesso e l’ernia ombelicale.

Mi sono affidata a un chirurgo di Rio de Janeiro, tramite la sanità privata. L’intervento è durato quasi sei ore e la convalescenza è stata durissima, tra ematomi, dolori, gonfiori, dreni e cicatrici che faticavano a rimarginarsi. Dopo tre giorni, mi sono finalmente alzata in piedi e mi sono spogliata rimanendo solo con la guaina contenitiva. Mi sono specchiata e ho passato qualche minuto a osservare il mio nuovo corpo. Mi son sentita rinata, per sempre.

La mia pancia e il mio corpo raccontano, con tutte le loro imperfezioni, una bellissima storia di ritrovato amor proprio e auto accettazione.

La mia pancia non è più la stessa di prima della gravidanza e non lo sarà mai più. Ho ancora una fitta rete di smagliature visibili sopra e sotto l’ombelico, ho una cicatrice che va da un’anca all’altra, pochissima sensibilità in alcune zone e varie aderenze.  Conosco bene i limiti dell’intervento, visto il mio caso molto difficile, ma sono comunque soddisfatta e felicissima dei risultati.

Oggi so di avere un corpo, non di esserlo. Lo ringrazio infinitamente per essere stato forte e tenace, per aver messo al mondo due bambini sani e per aver sostenuto le tante sfide passate insieme. Sono infinitamente grata al mio corpo per aver trovato sempre la forza e la resilienza di guarire, rimarginare, riconnettersi e di ritornare a essere mio e mio soltanto.

amare il proprio corpo

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Amarmi e accettarmi è il miglior regalo che potessi fare a me stessa e alle persone che mi amano. 

La gravidanza, la depressione post-parto e l’intervento correttivo mi hanno davvero insegnato ad amare il mio corpo in un modo che non avrei mai sperato, abbracciando un modello di donna lontano anni luce dai canoni tradizionali di bellezza in cui ho sempre fermamente creduto e a cui aspiravo. In particolare, superando questi momenti difficili con le mie sole forze, ho capito che:

  • La nostra autostima è un prodotto della nostra mente ed è frutto della nostra storia di superazione e di crescita individuale.
  • Il piacersi e amare il proprio corpo è una scelta, uno stile di vita e dipende solo da noi stessi, non dagli altri.
  • Quello che le persone possono o meno pensare su di noi non sarà mai più importante del nostro credo.
  • Allontanare dalla propria vita le persone negative che abbattono il nostro ego e la nostra autostima è un atto di gentilezza e amore verso se stessi.
  • Per poter amare qualcuno (un compagno/a, i propri figli) dobbiamo prima amare noi stessi, incondizionatamente. Per questo motivo lavorare su noi stessi e curarci non è un atto di egoismo ma è un gesto d’amore.

Infondo, immagina quanto potremmo essere felici…..

se potessimo accettarci semplicemente così come siamo?

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  1. Rispondi

    Fabiana moritz

    Settembre 24, 2019

    Incrível!! Love you

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